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Societa' - I grandi campioni del Napoli

Gli indimenticabili del Napoli (Guarda la top 11 e la flop 11)
I calciatori che hanno fatto la storia del Napoli e che resteranno per sempre nei nostri cuori
Sallustro, il primo mito napoletano
Prima "stella" del Napoli dalla fondazione, 1926, fino
al 1937, primo mito del calcio napoletano nello squadrone di Garbutt.
Nato ad Asuncion , ma da genitori italiani, giocò in azzurro
(esordio poco più che diciassettenne) 262 partite, segnando
107 gol. Il “veltro” fu chiamato in nazionale – in rivalità
con - Meazza - l’1-12 1929 contro il Portogallo, segnando una rete.
Anche come riparazione per le preferenze della nazionale verso il
“balilla” Meazza, il Napoli regalò al dilettante Sallustro
una fiammante auto Balilla, dal valore di novemila lire. Ma era
anche il periodo nel quale Sallustro giocava gratis.... Accomunava
scatto felino e potenza di tiro. A volte il carattere ne condizionò
il rendimento. Corteggiatissimo dalle donne, considerato un Rodolfo
Valentino del calcio, si invaghì e sposò una bellissima
soubrette, Lucy D’Albert . Restò a lungo nell’orbita del
Napoli, chiamato anche come tecnico “salvatutto” (nel 1960-61 al
posto di Amadei) e poi come direttore del "San Paolo".
Morì nel 1983. Invano si è tentato di intestargli
lo Stadio San Paolo, come Milano fece con il suo Meazza.
Vojak, per il Fascismo si chiamava Vogliani
La mezzala destra Antonio Vojak, un altro indimenticato protagonista del grande Napoli degli Anni Trenta, fu acquistato da Ascarelli, sotto la guida di mister Garbutt, nel campionato 1929-30, prelevato dalla Juventus. Insieme con Vojak vennero ingaggiati, il portiere Cavanna dal Vercelli (zio di Piola), il terzino Vincenzi dal Torino,la mezzala sinistra Mihalic dalla Fiumana e l’ala destra Perani dall’Atalanta, ovvero il nucleo centrale che – insieme con Innocenti, De Martino, Roggia, Buscaglia e Fenili – costituì lo squadrone di mister Garbutt. In quei sei campionati in azzurro Vojak collezionò 189 presenze , segnando 103 gol, appena sei meno del goleador Sallustro. Giocò anche in Nazionale A e B. Il Fascismo, nell’assurda lotta ai cognomi stranieri, gli impose di chiamarsi Vogliani. Dopo l'esperienza napoletana si trasferì al Genoa e concluse la carriera nella Lucchese. Tornò a Napoli come allenatore nel 1940 (due stagioni e mezza, sostituito da Innocenti)
Colombari, 'o Banco 'e Napule
Enrico Colombari, un altro giocatore simbolo del Napoli di Garbutt,
il mister che parlava poco e fumava molto. Ma l’allenatore inglese
si impose con la sua parola sull’allora presidente Giovanni Maresca
di Serracapriola convincendolo e costringendolo ad acquistare per
la stagione 1930-31, insieme con l’ala sinistra Tansini (dal Milan)
e il terzino Castello (da Genova), Enrico Colombari, già
autentico asso del nostro calcio, centro sostegno e laterale ambidestro
del Torino. Il neo acquisto azzurro fu subito soprannominato “quarto
di milione”, oppure " ‘o Banco ‘e Napule” perché da
solo era costato la cifra-record di 250 mila lire. Il trasferimento
destò molto scalpore in Italia. Quando Colombari cadeva sul
campo, l'immancabile buontempone esclamava: “E’ caduto ‘o Banco
‘e Napule”. Con il suo gioco illuminato e costante risultò
molto utile allo squadrone di Garbutt. Colombari Giocò, in
7 stagioni, 213 partite in azzurro. Nove presenze in Nazionale.
Concluse la carriera a Pisa.
Amadei, "grande amore" con Lauro
Amadei fu il primo fuoriclasse del dopoguerra napoletano. Centravanti
della Nazionale e dell'Inter, il “fornaretto” (lavorava come garzone
di panettiere nella natia Frascati) ventinovenne fu acquistato,
insieme con Remondini e Casari, altri due giocatori reduci dai mondiali
in Brasile. Tutti voluti e cercati dal presidente Musollino, pochi
mesi prima di morire a 43 anni per un infarto davanti all’incendio
del Ristorante D’Angelo. Amadei ricco di esperienza, di astuzia,
di classe, meritò l’appellativo che gli avevano dato nella
Capitale come “ottavo re di Roma”. Dopo le sette presenze in nazionale
con la maglia dell’Inter ne aggiunse altre sette con quella del
Napoli. Bella l’intesa con Jeppson e Pesaola. Non altrettanto proficuo
il rapporto con lo stesso “petisso” e con Vinicio quando fu allenatore
azzurro. D’amore e d’accordo invece con Lauro. Giocò in azzurro
dal 1950 al 1956, con 171 presenze e 47 gol. A 22 anni , nel 1943,
da giallorosso - dopo aver vinto uno scudetto - fu squalificato
a vita e poi amnistiato, a guerra finita, per un pugno sferrato
all'arbitro Pizziolo.
Vinjei, costretto a cambiare nome
Moltissimi giovani tifosi d’oggi non lo conoscono nemmeno per sentito dire. Eppure Vinjei può figurare anche in una formazione ideale del Napoli di tutti i tempi. Indomabile e mobilissimo terzino di origine ungherese, ambidestro, poliedrico (tanto da essere impiegato una volta anche come centravanti e sovente fu utilizzato come prima interpretazione del “libero” , un ruolo per il quale sembrava tagliato), Vinjei fu il punto di forza di quel Napoli di Monzeglio, chiamato a fare la guardia – al fianco dell’altro coriaceo terzino Comaschi – a Casari e a Bugatti e a lanciare Jeppson, Amadei, Pesaola. Era dotato anche di un tiro proibitivo. Proveniva dal Sokol Koosice, una squadra cecoslovacca, ma per essere tesserato l'ungherese Vinjei, dopo lo sconfinamento, fu costretto in Cecoslovacchia a cambiare nome e diventò Vincenc Prosovsky. Quindi andò alla Pro Patria e arrivò poi al Napoli già ventinovenne, giocando con la squadra partenopea dal 1951-52 al 1954-55. A 33 anni passò alla Spal per riscatto della lista, dopo 114 presenze in azzurro. Un campione che lasciò il segno.
Jeppson, molte scintille con Monzeglio
Dopo Colombari, ecco la seconda “bomba” napoletana sul mercato:
Hasse Jeppson centravanti della nazionale svedese ai mondiali del
1950 e successivamente dell’Atalanta. Passò al Napoli – colpo
di Lauro – nel 1952, per 105 milioni, un record allora, dei quali
70 all’Atalanta e 35 al giocatore versati in valuta aurea in Svizzera.
Per la prima volta un giocatore era venuto a costare più
di 100 milioni! Da considerare che nel 1952 il bilancio annuale
del Banco di Napoli fu di 500 milioni. Alto un metro e 80, amante
di musica, giocatore di tennis, intelligente e freddo, un vero centravanti
di sfondamento all’antica, dopo Sallustro. Di grande onestà
professionale. Ereditò da Colombari l’appellativo di “Banco
‘e Napule”. Sul campo andò soprattutto d’accordo con Amadei,
fuori campo le scintille furono con Monzeglio e con Lauro. Restò
quattro stagioni, di cui una non fortunata in coppia con Vinicio,
suo successore. 112 presenze in azzurro, 52 gol. Alla fine, lo accusarono
di abulia e fu anche vittima di infortuni a catena (tra cui un gravissimo
incidente stradale in cui morì il suo autista) che ne limitarono
il rendimento. Tra polemiche, battibecchi, incomprensioni con la
società, venne ceduto al Torino con lista gratuita.
Vinicio, un idolo dopo solo 40 secondi
Dopo Sallustro e Jeppson, arrivò a Napoli, nel 1955, il terzo
bomber di razza, Louis Vinicio De Menezes, 23 anni, centravanti
brasiliano del Botafogo. Il Napoli senza fortuna tentò di
farlo passare per oriundo. Si presentò al Vomero, alla prima
giornata, con un gol favoloso al Torino dopo appena 40 secondi (nella
foto), lasciando presagire un’accoppiata d’oro con Jeppson, il che
purtroppo non avvenne e dopo un anno il tandem si sciolse. Attaccante
di grande determinazione, un ariete coraggioso, più volte
restò in campo e segnò pur essendo menomato da infortuni.
Fu chiamato suggestivamente "'o lione". Giocò nel
Napoli 5 stagioni (152 presenze e 70 gol). Destino di centravanti.
Anche Vinicio, come Jeppson, lasciò Napoli dopo una fase
nerissima, persino boicottato all’interno. Con Amadei e il suo clan
non poteva restare. Venne fuori una strana storia di globuli rossi,
poi smentita. Ritenuto ormai senza forze, sulla soglia della trentina,
fu svenduto al Bologna, praticamente regalato. Ma non era finito.
Quando poi ( con la cittadinanza italiana) passò al Vicenza,
a 34 anni abbondanti, si aggiudicò la classifica dei cannonieri
con 25 gol, tre al Napoli!
Pesaola, fuga, dribbling e cross per Louis
Oltre che per i suoi brillanti successi come allenatore del Napoli
(due promozioni in A e tre Coppe), Bruno Pesaola è ricordato
anche per il suo lungo periodo di militanza in maglia azzurra. 240
partite, 27 gol, in un periodo che va dal 1952 al 1960. Attaccante
poliedrico, piccolo e veloce, il petisso (che vuol dire appunto
"piccolo") era abile soprattutto quando agiva da ala sinistra:
fuga, dribbling e cross per servire Jeppson e poi Vinicio. La Roma
lo prese dal River Plate, poi lungo stop per la frattura di tibia,
perone e malleolo. Stava per tornare in Argentina quando Piola lo
chiamò a Novara. Andò bene e passò successivamente
al Napoli per 30 milioni. E qui offrì il meglio di sè.
Arrivò nel Golfo in viaggio di nozze con la bellissima moglie
Ornella, miss Novara. Dopo 8 anni di Napoli, trentacinquenne, chiuse
la carriera di giocatore a Genova. Come Vinicio, non sopportava
più mister Amadei e perse il braccio di ferro. Durante l'esperienza
napoletana fece anche il suo debutto in Nazionale a Lisbona, Dopo
le successive esperienze da allenatore, è diventato napoletano
a tutti gli effetti.
Juliano e il Nord, non sopportava i detrattori
Totonno Juliano, portabandiera del calcio partenopeo, per ben sedici
stagioni con la maglia azzurra, l’unico esempio di giocatore, nato,
cresciuto e impostosi a Napoli, tanto bravo da raggiungere una vera
dimensione nazionale. Cominciò in sordina, debuttando a vent’anni
in Serie A nel campionato 1962-63 (con retrocessione) contro l’Inter
al San Paolo. Una sola presenza. Ma dal campionato successivo, in
Serie B, cominciò la scalata verso quel ruolo, regista-cursore,
che lo vide brillante e decisivo partner soprattutto di Sivori,
Altafini e Canè, in un Napoli tra l’altro secondo, terzo,
quinto in classifica. Per alcuni anni, grande temperamento e dinamismo,
fu anche uno dei cardini della Nazionale, 18 presenze dal debutto
nel 1966. Napoletano di estrema sensibilità, notava nei suoi
frequentissimi contatti - e ce lo confessò amaramente, facendo
nomi e cognomi - una certa "puzza sotto il naso" da parte
dell'ambiente calcistico settentrionale nei confronti dei meridionali,
come lui. Nei sedici campionati con il Napoli collezionò
ben 394 presenze e 38 gol. Passò al Bologna. Da dirigente
fu impegnato più volte. Decisivo il suo contributo per l’acquisto
di Maradona.
Sivori, genio, fantasia e ...vendette
Nel Napoli di Fiore (e Lauro) neopromosso in A nel 1965, arrivò
anche Sivori, genio argentino di cui la Juve doveva disfarsi perché
Omar era in rotta con l’allenatore Heriberto Herrera, il quale pretendeva
che Sivori si allenasse e sgobbasse nelle partite. Valutato 300
milioni, stava per essere dirottato a Varese, ma intervenne Lauro
presso Agnelli, commissionando motori Fiat per due sue nuove navi
, ottenendo così anche di pagare in due anni i milioni scesi
a novanta. Fu un grosso colpo, salutato al suo arrivo alla stazione
di Mergellina da 10mila tifosi i. Esultanza che si trasferì
poi sul campo dove Sivori mostrò di essere ancora un campione,
al fianco di Josè e Juliano. Inimitabile il suo repertorio
di finte, dribbling e tunnel. Linguacciuto e vendicativo in campo
(da ricordare la sfida e gli screzi con Heriberto al S.Paolo: si
inginocchiò davanti alla sua panchina per allacciarsi le
scarpe e per recitargli "Jijo de puta") nei suoi 12 anni
italiani totalizzò ben 33 turni di squalifica. Giocò
fino al 1969: 61 presenze, 12 gol. Fu però deludente nell’ultima
stagione, non reggeva agli allenamenti, indisciplinato, squalificato
per 6 giornate, tornò in Argentina a 33 anni.
Altafini, da "coniglio" a "core 'ngrato"
Nel Napoli neopromosso del 1965 il nome di Altafini è collegato con quello di Sivori, la coppia-regina che fece grande il Napoli di Fiore in quel periodo. Altafini (già nazionale) fu acquistato per 300 milioni dal Milan in cui ormai era “indesiderato” dopo aver provocato con i suoi atteggiamenti la perdita di uno scudetto quasi vinto e finito poi all’Inter. Il presidente Felice Riva preferì cederlo al Napoli e non alla Juve. Indimenticabile l’accoglienza dei tifosi sulla pista di Capodichino. Con le magie di Sivori, la classe di Josè, i gol di Canè, la regia di Juliano quel Napoli guidato da Pesaola arrivò terzo, riconquistando il prestigio di un tempo. Era dall'epoca di Garbutt, 32 anni prima, che il Napoli non finiva terzo! L’Inter vinse con appena 5 punti in più. In sette stagioni il brasiliano giocò 179 partite in azzurro e segnò 97 gol. Poi passò alla Juve e segnò quel famoso gol che stroncò le speranze per lo scudetto del Napoli nel 1975 (secondo posto a 2 punti dalla Juve) e gli valse il titolo di "core 'ngrato", dopo quello (ingiusto) di "coniglio", appioppatogli quando era al Milan.
Bruscolotti, "Pal e'fierr"
Difensore come non ne esistono più, fu chiamato "Pal e' fierr" dal giorno in cui dopo aver percorso l'intero campo palla al piede, solo davanti al portiere avversario tirò il pallone in curva: i suoi piedi non erano...molto precisi. In compenso era di ferro anche nelle retro vie e difficilmente lo si riusciva a superare. Grande giocatore ma soprattutto grande uomo: all'avvio della stagione 86-87, che poi fu gloriosa, lasciò la sua fascia di capitano per cederla a Diego: la mossa fu vincente. Ultima e forse unica bandiera del Napoli, in quanto è stato uno dei pochi a cominciare e a terminare la sua carriera a Napoli senza mai trasferirsi altrove.
Nell’estate
del 1972 arrivava al Napoli un giovane difensore nato nella provincia
di Salerno, a Sassano, che aveva giocato due anni con il Sorrento
tra la C e la B.
A ventun’anni, dunque, in Napoli-Ternana 1-0 del 24 settembre del
1972, Bruscolotti esordiva in serie A con la maglia del Napoli,
una maglia che avrebbe vestito per ben 16 anni. La sua ultima presenza
è il 3-2 dal Milan del famoso primo maggio del 1988.
Nessun giocatore della storia del Napoli può vantare le presenze
di Bruscolotti che ha giocato meno partite di campionato rispetto
ad Antonio Juliano, ma che supera, però, “Totonno” avendo
giocato più partite tra la Coppa Italia e le coppe europee.
Proprio nelle coppe europee il suo gol più famoso: il 6 aprile
del 1977 la rete che decise l’1-0 all’Anderlecht nella semifinale
d’andata della Coppa delle Coppe del 1976/77. Un gran tiro dalla
distanza a dieci minuti dalla fine che fece esplodere un San Paolo
gremito, ma che, purtroppo, non bastò agli azzurri per raggiungere
la finale.
Ecco lo score di Bruscolotti in maglia azzurra: 511 presenze con
11 gol:
Campionato: 387 presenze e 9 gol
Coppa Italia: 96 presenze
Coppe europee: 28 presenze e 2 gol
(fonte sscnapoli.it)
Moreno Ferrario, per undici anni in azzurro
Moreno
Ferrario è il terzo azzurro di sempre alle spalle soltanto
di Bruscolotti e Juliano.
Ferrario è nato a Lainate, in provincia di Milano, il 20
marzo del 1959. Dopo due anni al Varese l’arrivo a Napoli nell’estate
del 1977. Undici campionati consecutivi fino al 1988 con lo scudetto
e la Coppa Italia del 1986/87.
Per anni capitano e uomo simbolo del Napoli, ha giocato 310 partite
di campionato segnando 8 gol, 7 trasformando rigori pesantissimi
per la salvezza del Napoli nel 1982/83 (4) e 1983/84 (3). L’unica
sua rete su azione è davvero da ricordare: diede il via alla
rimonta del Napoli nello splendido 3-1 degli azzurri del 9 novembre
1986 sul terreno della Juventus: Ferrario, al 73’, firmò
il pareggio dopo il gol di Laudrup e prima delle reti di Giordano
e di Volpecina.
Negli undici anni napoletani di Moreno Ferrario molti, purtroppo,
ricordano il famosissimo autogol che il difensore segnò nella
porta sbagliata al primo minuto di quel Napoli-Perugia 0-1 del 26
aprile 1981 che in pratica fermò il Napoli nella corsa per
lo scudetto-80/81.
Ecco lo score di Ferrario con la maglia del Napoli: 396 presenze
con 11 gol:
Campionato: 310 presenze e 8 gol
Coppa Italia: 70 presenze e 3 gol
Coppe europee: 16 presenze
(fonte sscnapoli.it)
Bagni, Baluardo del centrocampo
Re
del centrocampo azzurro, era dotato anche di un gran fiuto per il
gol. Recuperava palle a destra e a manca senza mai stancarsi. Sembrava
avesse nei polmoni una carica infinita! Il suo mitico numero 4 era
sinonimo di solidità e tecnica allo stesso tempo. E' tornato
a Napoli anche da dirigente ma non è stata una parentesi
fortunata. La vita non è stata gentile con lui: ha perso
un figlio e la sua tomba è stata addirittura profanata. Nei
nostri cuori resterà sempre il baluardo del centrocampo!
Zoff fu quasi regalato alla Juventus
Dino Zoff, razza friulana, di poche parole, freddo con un innato
senso della posizione, esemplare nei comportamenti, erede dei grandi
portieri che avevano vestito la maglia del Napoli (Cavanna, Casari,
Bugatti) fu un pregevole colpo (forse l’unico) di Giacchino Lauro,
il figlio del Comandante che nel 1967 venne imposto dal padre alla
guida degli azzurri, a danno di Roberto Fiore. Ma Lauro dopo aver
dato il giocattolino al già interdetto Gioacchino, glie lo
tolse, di fronte ai guai e ai debiti del presidente-meteora. Zoff
fu un grande, impareggiabile protagonista durante le sue cinque
stagioni partenopee (con un secondo e un terzo posto), disputando
ben 143 partite. Al termine del campionato 1971-72, Zoff fu inopinatamente
svenduto alla Juve di Allodi. Era il portiere della Nazionale già
con 19 presenze! In cambio arrivarono dalla Juve il portiere Carmignani
e il centravanti misterioso Ferradini. Il più grosso errore
nella storia del Napoli. Comunque, è stato proprio con la
Juve che Dino Zoff ha poi raccolto i più significativi successi
della sua splendida carriera. In maglia juventina, fu protagonista,
insieme con Altafini (gol in extremis) della famosa e indimenticata
vittoria bianconera che impedì al Napoli di vincere lo scudetto
nel 1975. Se non lo avessimo ceduto alla Juve, chissà...
Savoldi, sotterfugio di Ferlaino per il contratto
Fu il primo grosso colpo di mercato di Ferlaino. Nel 1975, dopo un secondo posto, per vincere lo scudetto strappò il capocannoniere al Bologna, con una rocambolesca trattativa. Ottenuto il contratto – in maniera …scherzosa, si giustificò poi il presidente emiliano – Ferlaino lo depositò nella cassaforte dell’albergo in una busta intestata al D.T. Janich “nel caso mi capitasse qualcosa”. E infatti al “Principe e Savoia” ritornò il presidente del Bologna, Conti, pentito e con una pistola. Minacciò Ferlaino, impaurito, disse di essere prigioniero dei tifosi che volevano persino ammazzarlo, strappò una piccola promessa che Ferlaino ovviamente non mantenne. 28 anni, arrivò per la cifra record, evento storico, di due miliardi (in cambio di Clerici, la comproprietà di Rampanti e 1400 milioni). Napoli città povera, in Italia si gridò allo scandalo e agli sprechi. Come se fossero stati soldi della comunità. Ma Savoldi pur impegnandosi, ma male assistito, non fu sempre all’altezza delle aspettative dei tifosi, molto esigenti per quel "pezzo da novanta". Solo 4 stagioni, 118 presenze (tante), 77 gol, di cui 55 in campionato. Tornò al Bologna. Ha avuto poca fortuna in Nazionale: solo quattro partite. E' rimasto legato a Napoli.
Beppe Savoldi è il quinto bomber della storia del Napoli, ma è il primo italiano. Con 77 gol in maglia azzurra ha segnato meno soltanto di Maradona (115), Sallustro (107), Vojak (103), Altafini (97) e Careca (96).
Savoldi è nato a Gorlago, in provincia di Bergamo, il 21 gennaio del 1947: ha compiuto da poco sessanta anni. Dopo aver giocato con l’Atalanta ed il Bologna è arrivato a Napoli nell’estate del 1975 con il trasferimento che fece scalpore visto che Corrado Ferlaino spese ben due miliardi per far giocare il centravanti a Fuorigrotta. In seguito il ritorno al Bologna e la fine della carriera nuovamente a Bergamo, con l’Atalanta. In serie A Savoldi ha segnato 168 gol in 405 partite. In più una rete in quattro presenze in Nazionale.
Nei quattro anni in azzurro ricordiamo volentieri la splendida quaterna che Beppegol segnò al Foggia nel 5-0 del 18 dicembre del 1977. Durante la sua esperienza a Napoli incise anche un disco che ebbe un discreto successo: "La favola del goal". Ora commenta su Sky le partite del Napoli. In azzurro ha giocato anche il figlio, Gianluca: 14 presenze e 2 gol nel 2003/04.
(fonte
sscnapoli.it)
Ferrara, lo stesso bilancio di Diego
Uno dei più grandi difensori del Napoli, forse il migliore. Napoletano verace, Ciro Ferrara, nato nel 1967, arrivò al Napoli appena sedicenne (2 milioni in costo), vinse il campionato allievi nel 1983-84 ed esordì in Serie A la stagione successiva, proprio contro la Juve, come Cannavaro. Agile, grintoso, abile colpitore di testa, in dieci stagioni (247 presenze, 12 gol) ha vinto col Napoli due scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana, e una Coppa Uefa. In pratica lo stesso straordinario bilancio di Maradona col quale condivise i trionfi azzurri. Nel 1994 il passaggio alla Juve. Con i soldi della sua cessione, il Napoli raddrizzò il bilancio, come avveniva spesso in quegli anni di depauperamento, con la vendita dei migliori giocatori. Altri dieci anni nella Juve, con nuovi trionfi e presenze in Nazionale, per poi diventare dirigente-tecnico in maglia bianconera e nella Nazionale campione del mondo in Germania a fianco di Lippi. Una carriera lunghissima, favolosa, irripetibile, un grosso orgoglio per Napoli tutta.Il 9 Giugno 2005 San Paolo gremito per la partita di addio al calcio di Ciro Ferrara: i tifosi hanno riempito gli spalti in ogni ordine di posto in attesa di vedere arrivare Diego Armando Maradona giunto oggi a Napoli per il saluto a Ferrara. I tifosi gridano cori e canzoni che inneggiano a Maradona.
Ciro
Ferrara è il quarto azzurro di sempre alle spalle di Bruscolotti,
Juliano e Ferrario.
Ferrara è nato a Napoli l’11 febbraio del 1967. Dopo aver
fatto tutta la trafila nelle giovanili del Napoli (torneo di Viareggio
compreso), Ciro Ferrara ha esordito in prima squadra, ed in serie
A, il 5 maggio del 1985 in Napoli-Juventus 0-0 sostituendo l’infortunato
Ferrario in marcatura su Zibì Boniek.
In maglia azzurra ha giocato 247 partite in serie A segnando 12
gol. In più 2 reti in 47 partite in Coppa Italia, una presenza
nella SuperCoppa Italiana ed un gol in 28 presenze nelle Coppe Europee.
Proprio in Europa il suo gol più famoso, nella finalissima
della Coppa Uefa contro lo Stoccarda.
Poi il passaggio alla Juventus. In carriera vanta giusto 500 partite
(27 gol) in serie A, 76 (4 reti) in Coppa Italia, 103 (4 gol) nelle
coppe europee, 11 presenze (2 gol) nelle nazionali giovanili e 49
partite in Nazionale dove ha esordito il 10 giugno del 1987 a Zurigo,
in Italia-Argentina 3-1 in marcatura sul suo compagno di squadra
Maradona. In totale, tra Napoli, Juve e Nazionali, 739 partite ufficiali
con 37 reti all’attivo.
Ecco lo score di Ferrara con la maglia del Napoli: 323 presenze
con 15 gol:
Campionato: 247 presenze e 12 gol
Coppa Italia: 47 presenze e 2 gol
SuperCoppa Italiana: 1 presenza
Coppe europee: 28 presenze e 1 gol
(fonte
sscnapoli.it)
Maradona, un trucco per acquistarlo
Il più grande, il più amato, un genio del calcio.
Irripetibile, autentico uomo-squadra, nonostante i suoi problemi
personali che ne hanno accorciato la carriera, hanno aumentato il
rimpianto, ma non incrinato il ricordo e l’affetto dei tifosi. Cresciuto
nei quartieri poveri argentini, quando il Napoli lo acquistò
dal Barcellona nel 1984 era già “il migliore”, 24 anni, ricco,
con la sua “corte”, i primi trionfi e le prime “debolezze”, diciamo
così. Per il suo ingaggio fu protagonista -testardo Juliano,
ma ci vollero vari colpi di genio di Ferlaino per strapparlo al
Barcellona, per reperire i 13 miliardi, per dribblare i regolamenti
(una busta vuota in Federazione sostituita nella notte dopo la firma
di Diego) e per convincere Diego a restare qualche anno in più
a Napoli. Al suo arrivo un S. Paolo zeppo (a pagamento) solo per
vederlo palleggiare. Con gli uomini giusti al suo fianco arrivarono
2 scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa e una Coppa Uefa. Poi
la malinconica e prematura fine, nel ’91, dopo una squalifica per
doping (15 mesi) e dopo sette anni magnifici e terribili in maglia
azzurra. 188 presenze e 115 gol, di cui 81 in campionato.
Careca, "tira la bomba, tira la bomba!"
Il secondo scudetto del Napoli, nel 1989-90, una Coppa Uefa e due
secondi posti. Ecco il bilancio di Antonio Careca nei suoi primi
tre anni in maglia azzurra. Quasi un record. Arrivò nel 1987
dal Sao Paulo per aumentare la potenza offensiva del Napoli che
l’anno prima aveva pur vinto lo scudetto. E Antonio Filho De Oliveira,
detto Careca, brasiliano di Araracquara, coetaneo di Maradona, già
nazionale, centravanti agile e di grande potenza, fu un punto di
forza di quel Napoli, protagonista di tanti successi, con un’intesa
esaltante con Maradona, una coppia indimenticabile, in campionato
e in Coppa Uefa e successivamente con il “gioiellino” Zola. che
si impose definitivamente all'attenzione. “Carè, Carè,
Carè, tira la bomba, tira la bomba” cantavano i tifosi azzurri
dalle curve e il brasiliano segnò 96 gol nella sua carriera
azzurra (di cui 73 in campionato). con 166 presenze . Nel 1993 Careca
tornò in Brasile, ma ha avuto frequenti contatti con l'ambiente
del tifo napoletano, offrendosi anche come segnalatore (inascoltato)
di talenti brasiliani.
Cannavaro, da raccattapalle a mondiale
Ha conquistato la sua maturità lontano da Napoli , con lo splendido sigillo mondiale, ma Fabio è stato un giocatore indimenticabile anche per quanto ha fatto a Napoli, nelle tre stagioni che hanno preceduto il suo trasferimento al Parma, per far quadrare i soliti conti in rosso di Ferlaino. Merita, quindi, di figurare in questa collana, lui capitano indomito, napoletano verace, campione del mondo. Figlio d'arte, a 11 anni entrò nelle giovanili del Napoli. Fu acquistato da Rosario Rivellino, insieme con altri due ragazzi, tra cui Caruso e Ametrano, dall'talsider in cambio di un biliardo (4 milioni e mezzo). Raccattapalle al S. Paolo ai tempi di Maradona, prese a modello Ferrara. Marcava Diego in allenamento. Esordì a 20 anni contro la Juve nel ’92-93 e conquistò la riconferma per altre due stagioni, subito beniamino dei tifosi per il suo carattere leale, da moderno guerriero. Dopo 58 presenze in azzurro, passò al Parma (8 stagioni), poi all’Inter (3), alla Juve (2), infine al Real Madrid da campione del mondo. Pallone d'oro 2006, il prestigioso trofeo di France Football, dopo Gianni Rivera (1969), Paolo Rossi (1982), Roberto Baggio (1993), quindi primo napoletano nella storia. Ha vinto anche il titolo di "calciatore dell'anno" 2006, davanti a Zidane.
Zola, il dopo Maradona
Eletto Miglior Giocatore dell'Anno in Inghilterra nel 1997, Gianfranco Zola, uno degli ultimi fantasisti in circolazione, afferma ancora una volta le proprie doti calcistiche di grande campione.
Nato il 5 luglio 1966 a Oliena, una piccola cittadina di 8.000 abitanti dell'entroterra sardo, vive felicemente la sua infanzia in Sardegna, accanto alla madre, Giovanna, al padre Ignazio e alla sorella Silvia. Comincia a giocare a calcio con la squadra del suo paese, la Corrasi, di cui il padre, per un periodo, è anche presidente. Nel 1984 accede al calcio professionistico, militando, per il campionato 1984-85 e per quello successivo, nella squadra di casa, la Nuorese. Nel 1986 Gianfranco viene ingaggiato da un'altra squadra della Sardegna, la Torres di Sassari, vincendo nell'87 il campionato di C2, con un totale di 8 goal in 30 partite.
Nel 1989, dopo tre anni passati alla Torres, il nostro calciatore approda in serie A, nella squadra del Napoli, nella scomoda posizione di sostituto del grande ed indiscusso campione Diego Armando Maradona. Quello stesso anno il Napoli vince il campionato italiano, dove il giocatore sardo gioca alcune partite decisive, segnando due goal. Nonostante il pericolo di rimanere offuscato dalla personalità del fuoriclasse argentino, Gianfranco ha il merito di emergere e farsi notare, rivelandosi in campo, rapido, coraggioso e pieno di iniziativa, tanto che lo stesso Maradona, prima di lasciare il Napoli gli consegna la maglia numero 10, affinché Zola sia il suo legittimo erede. L'esperienza napoletana è fondamentale: lì gioca al fianco di fuoriclasse come Careca, Fonseca, Ferrara ed Alemao. Diventato famoso e temutissimo dai suoi avversari, anche per i calci di punizione, che spesso mandano la palla in rete da una posizione apparentemente impossibile, Gianfranco durante le quattro stagioni nella squadra partenopea, riesce a segnare 32 goal in 105 partite.
Nel 1991 vince con il Napoli la Super Coppa italiana ed effettua il suo ingresso nella Nazionale di Arrigo Sacchi, diventandone il titolare. Poi il distacco dal Napoli, che lo vende per motivi di bilancio.
Per il campionato 1993-94 Gianfranco viene ingaggiato dal Parma.
Quando il calciatore arriva nella squadra emiliana, l'allenatore Nevio Scala gli da campo libero in attacco. Due grandi stagioni fanno di Zola la seconda punta più forte del calcio italiano: tantissimi goal al fianco di Asprilla, la finale di Coppa delle Coppe, persa con l'Arsenal, l'anno dopo la Coppa Uefa vinta contro la Juventus, secondo posto in campionato, la finale di Coppa Italia, poi persa contro la stessa Juventus.
Le difficoltà per il giocatore iniziano con l'acquisto del fuoriclasse Stoitchkov, infatti l'integrazione fra gli uomini d'attacco del Parma non riesce più facile come prima. Problema che si ripresenta quando a Nevio Scala subentra sulla panchina del Parma Carlo Ancelotti, che si trova a dover impiegare tre punte, Gianfranco e gli altri due nuovi acquisti Enrico Chiesa ed Herman Crespo. E' ormai chiaro per il calciatore che è venuto il momento di andar via. Nel novembre del 1996 Gianfranco passa alla squadra inglese del Chelsea per una cifra di 4,5 milioni di sterline.Dopo aver subito una delle più grandi ingiustizie del mondo calcistico, l'espulsione a pochi minuti dal suo ingresso in campo durante la partita contro la Nigeria ai mondiali del 1994, e dopo l'amarezza lasciatagli dal rigore sbagliato agli europei del '96 contro la Germania, ancora tante soddisfazioni attendono Gianfranco nel Chelsea.Con la squadra britannica infatti, il calciatore disputa due ottimi campionati, vincendo la Coppa d'Inghilterra, la Coppa di Lega Inglese e la Coppa delle Coppe. Se ancora ce ne fosse bisogno, Gianfranco dimostra nuovamente di essere un grande campione, segnando il goal dell'incontro dell'Italia contro l'Inghilterra il 12 febbraio 1997 a Wembley, occasione in cui viene proclamato "Uomo del Match".Amato profondamente dal pubblico del Chelsea anche per il suo carattere mite e cortese, Gianfranco militerà in questa squadra fino al 2002.Entusiasta di vivere a Londra, città in cui il giocatore si è ben inserito assieme alla sua famiglia, creandosi numerose amicizie, Gianfranco per le sue vacanze, si reca spesso in Italia, in Sardegna, dove possiede una casa in una zona tranquilla che gli permette di recuperare le energie necessarie, e a Napoli dove sovente incontra il suo amico e Avvocato Fulvio Marrucco, amministratore dei suoi affari e della sua immagine. Non viene convocato per i Mondiali di Francia '98, anche se nelle eliminatorie è stato titolare della Nazionale italiana. Per l'uomo ed il calciatore, questo rappresenta un colpo tremendo. Il suo curriculum in Nazionale è di 35 presenze ed 8 goal. Ha chiuso la carriera nel giugno del 2005 dopo due splendide stagioni nel suo Cagliari.
Schwoch, Sansone l'indomabile
Arriva a Napoli nel gennaio del 1999 ed è amore a prima vista. Nel suo primo anno gli azzurri non centrano la promozione dalla B alla A, ma in quello seguente, con Novellino in panchina e una rosa rinforzata, arriva meritatamente: Schwoch ne è il protagonista assoluto. A questo attaccante instancabile e dotato di un perfetto fiuto del gol Napoli sarà sempre riconoscente. Più volte il ritorno a Napoli di Schwoch è stato sperato ed acclamato ma, una volta trasferitosi a Vicenza, ha preferito far crescere lì suo figlio Jacopo e non ha voluto turbarlo con un altro ritorno a Napoli che, a causa della sua età, sarebbe stato troppo breve. Resta il rimpianto per non averlo "custodito" nella città del golfo ma, si sa, Napoli brucia ciò che la sorte le regala e questo è toccato anche al mitico Stefan.
Ecco
i "50 magnifici 50" in azzurro
Calciatori "grandissimi": il Napoli nella sua storia ne
ha avuto uno solo, quasi certamente il più grande del calcio
mondiale di tutti i tempi, il più spettacolare, magico, Diego
Maradona. Purtroppo, nelle sette stagioni in azzurro “el pibe”non
ha potuto dare al Napoli tutto ciò che la sua immensa classe
e i suoi ammiratori pretendevano, ben di più di due scudetti,
una Coppa Uefa, una Supercoppa, e una Coppa Italia. Furbo, rapido,
fantasioso, giocava meglio di tutti, nonostante la droga e non grazie
ad essa. Malgrado i limiti del suo fisico (Gianni Brera lo definì
“divino scorfano”) Diego ha personificato l’essenza del calcio,
toccando il pallone in maniera divina e con traiettorie spesso inimmaginabili.
Tanto popolare e così amato da eclissare quasi del tutto
la stella del calcio per eccellenza, Pelè, che a differenza
di Maradona ha giocato solo in Brasile (poco marcato) e a fine carriera
negli Stati Uniti.
Prima e dopo Maradona a Napoli di giocatori a quel livello non ne
sono giunti, calciatori, cioè, di grandissima classe, intesa
come sintesi di tante qualità. C’è, però, egualmente
un bel gruppo di campioni al di sopra della media che possiamo considerare
“grandi” per qualità tecniche, rendimento, lunga militanza
in azzurro, ed anche alcuni inseriti nell’elenco senza contare per
quanto tempo abbiano giocato, se siano approdati a Napoli giovani
o già logori. Ecco i “50 magnifici 50” che abbiamo scelto
in 80 anni di storia azzurra, con la speranza di non aver dimenticato
qualcuno (nella foto Bagni, il gladiatore):
PORTIERI: Cavanna, Sentimenti II, Casari, Bugatti, Zoff, Castellini.
DIFENSORI: Innocenti, Vincenzi, Pretto, Vinjei, Burgnich, Krol, Bruscolotti, Ferrara, Cannavaro.
CENTROCAMPISTI: Buscaglia, Colombari, Mihalich, Andreolo, Gramaglia, Rosa, Juliano, Bianchi, Sivori, Claudio Sala, Dirceu, Pecci, Bagni, Maradona, De Napoli, Alemao.
ATTACCANTI: Sallustro, Vojak, Ferraris II, Amadei, Pesaola, Vitali, Jeppson, Vinicio, Altafini, Canè, Hamrin, Sormani, Clerici, Savoldi, Diaz, Bertoni, Giordano, Zola, Careca.
Diego, il Profeta che prometteva gloria
di Massimo Corcione
Meno male che l’hanno ritirata quella maglia numero 10. Per almeno
due generazioni di calciatori passati per Napoli ha pesato come
un macigno. L’ultimo a indossarla fu Roberto Sosa nella giornata
della festa per un campionato di C1 che i tifosi napoletani hanno
già sistemato nell’angolo più remoto della memoria.
Lo chiese più per devozione che per convinzione: lui, argentino,
aveva una voglia pazza di possedere una cosa in comune con l’Idolo
della sua infanzia. Che poi è stato l’idolo di una nazione,
l’Argentina, ma soprattutto l’idolo di una città, Napoli.
Forse mai l’immedesimazione in un campione è stata tanto
completa. Per sette anni Maradona è stato Napoli, anche se
non era nato a Mergellina e neppure nelle Vele di Scampia. Più
di quanto non fosse già accaduto per Attila Sallustro, più
di quanto non fosse riuscito a Luis Vinicio che pure vide le proprie
nozze benedette da migliaia di napoletani, in Piazza del Plebiscito.
Nessuno più di Maradona ha interpretato le contraddizioni
della capitale dell’eccesso, fino alla rovinosa caduta dall’altare
nella polvere. Il santino di Diego è tornato presto lassù
per essere adorato anche da chi non ha mai avuto la fortuna di vederlo
giocare dal vivo. Il miracolo laico di Maradona è proprio
qui: attraversa le classi, le generazioni, le nazioni, fino a unificare
nel suo nome il mondo intero. Da qualche anno nessuno o quasi propone
più quell’insopportabile quesito al quale i napoletani subito
dettero risposta definitiva: Maradona è meglio ‘e Pelé.
Vincere due scudetti, là dove mai si era vinto qualcosa di
più prezioso di una Coppa Italia o di una Coppa delle Alpi,
ha rappresentato l’evento prodigioso che non sospettavano neppure
gli ottantamila napoletani radunati in un pomeriggio di luglio dell’84
al San Paolo solo per vedere lui, il Profeta che prometteva gloria
per tutti.
E gloria fu. La certezza fu raggiunta il pomeriggio di Napoli-Juventus,
3 novembre 1985. Quel pallone, toccato da Pecci a Maradona e spedito
là dove Tacconi non sarebbe mai arrivato, fu il campanello
che annunciò il cambio di direzione della fortuna. Erano
giusto dodici anni che la Signora Omicidi (allora la chiamavano
così) sbarcava a Napoli e se ne tornava imbattuta, nonostante
spesso la vigilia delle partite trascorresse insonne per i giocatori,
frastornati dall’ammuina organizzata scientificamente dai tifosi
napoletani. La dittatura era finita, l’esercito di liberazione dei
sogni napoletani era guidato da Pancho Villa-Maradona.
Fu davvero rivoluzione. E’ vero che solo qualche mese prima il Verona
aveva vinto uno scudetto storico, ma si fermò lì,
il Napoli invece avrebbe aperto un ciclo: primo nell’87 con l’aggiunta
della Coppa Italia, secondo per suicidio l’anno successivo, Coppa
Uefa nell’89, ancora scudetto nell’anno dei mondiali e infine Supercoppa.
Quattro stagioni vissute intensamente: la Juventus fu messa da parte,
gli avversari si chiamavano soprattutto Milan (era agli inizi l’era
Sacchi) e Inter (quella del Trap e del record di punti conquistati),
poi la Samp degli emergenti Vialli&Mancini. Da questa parte,
dalla nostra parte, soprattutto Maradona. Chiedete ai compagni di
allora quanto sia stato determinate, tutti vi risponderanno che
è stato l’unico a poter vincere da solo, quando il resto
della squadra era stanco, affaticato o anche semplicemente più
scarso degli avversari.
In mezzo anche un titolo di campione del mondo, conquistato pure
quello in solitudine da Diego, circondato da onesti gregari e con
un medico in panchina, Carlos Bilardo, bravo soprattutto a sfruttare
il genio che tutti gli altri gli invidiavano. Aveva il mondo ai
suoi piedi quel giorno Diego, quando tolse la scena al suo presidente,
Carlos Menem. Dal balcone della Casa Rosada dominava l’Argentina,
ma già pregustava l’altro trionfo: in fondo la sua nazionale
un mondiale lo aveva già vinto, il Napoli da sessant’anni
attendeva la consacrazione.
Dall’album dei ricordi ora emergono solo sorrisi, città impazzita,
festa popolare indimenticabile, perfino l’immagine notturna di corso
Buenos Aires, il rettifilo di Milano, paralizzato dal traffico dei
napoletani all’estero. E il sorriso da bambino di Maradona, il più
felice di tutti. Intorno tutti erano comprimari: Ferlaino, Bianchi
e Bigon, Allodi, Marino e poi Moggi, gli altri campioni che pure
formavano quella squadra, da Careca e Giordano, a Bagni e Ferrara.
Altrove sarebbero stati primattori, qui erano esaltati di servire
il Signore del calcio, l’eterno ragazzo che riassume in un corpo
un po’ tozzo l’essenza del calcio.
Annerite dall’oblio le altre istantanee: le facce bugiarde di Moggi
impegnato in improbabili giustificazioni di assenze sempre più
frequenti, le prime esplicite richieste di cambiar aria. Nessuno
come Maradona ha saputo farsi del male, la strada verso l’autodistruzione
l’ha imboccata più volte. Sembrava finita, l’avventura, quando
fu ricoverato in una clinica di Baires. Fuori, in una veglia continua,
stazionavano migliaia di ragazzini che non avevano fatto in tempo
a tifare per lui. Lo facevano adesso che stava giocando la partita
più difficile. E c’erano altri ragazzini anche il giorno
del ritorno a Napoli. Stadio San Paolo stracolmo per l’addio al
calcio di Ciro Ferrara. Fu la festa per Diego, restituito alla vita.
Non ha più la faccia impertinente dello scugnizzo cresciuto
per caso nel Barrio Fiorito, ma nessuno riesce a leggergli le rughe
sul viso. Sarebbe come scoprire che siamo noi a essere invecchiati.
E davanti a Diego ci sentiamo tutti ragazzini.
Massimo Corcione
fonte: http://www.riccardocassero.it/
fonte: http://www.solonapolisoccer.altervista.org/
Il
più grande giocatore di tutti i tempi
Diego Maradona è l'unico giocatore della storia del Napoli
ad aver vinto la classifica cannonieri di serie A. Con 15 gol si
è imposto nel 1987/88. L'asso argentino è salito sul
podio altre due volte finendo terzo sia nel 1984/85 (14 gol) che
nel 1989/90 (16).
5 - A Napoli ha vinto due scudetti ('87 e '90), la Coppa Uefa del
1989, la Coppa Italia del 1987 e la SuperCoppa Italiana del '91.
Prima del suo arrivo il Napoli aveva vinto soltanto due Coppe Italia,
una Coppa delle Alpi ed una Coppa di Lega Italo-Inglese.
115 - Con 115 reti è il bomber più prolifico della
storia del Napoli. Maradona ha segnato 81 volte in campionato, 29
in Coppa Italia e 5 nelle Coppe Europee. Al secondo posto c'è
un altro mito del calcio napoletano, Attila Sallustro, che si fermò
a quota 107 segnando molto di più di Diego in campionato
(104), ma molto meno nelle coppe. Terzo è Vojak a 103. Sotto
quota 100 troviamo Altafini (97), Careca (94) e, sesto, Beppe Savoldi
che, con 77 gol azzurri, è il primo italiano in classifica.
75 i suoi gol al San Paolo e 40 in trasferta. 53 nei primi tempi
e 62 nelle riprese.
16 - Le sue doppiette. Ne ha firmate 12 delle 280 segnate in campionato
dal Napoli. Hanno fatto meglio soltanto Vojak (23 doppiette) e Vinicio
(13). Una la tripletta, alla Lazio, nel 4-0 del 24 febbraio 1985.
Con i suoi 39 gol su rigore è l'azzurro che ha trasformato
più penalty staccando abbondantemente Savoldi (21) e Vojak
(16).
9 - Ha segnato 9 gol all'Udinese, la sua vittima preferita: 8 in
campionato (con tre doppiette) ed una in Coppa Italia. Alle spalle
dei friulani troviamo a quota 7 il Milan, la Fiorentina e la Sampdoria
alla quale Diego ha segnato, sempre su rigore, il suo primo ed il
suo ultimo gol in campionato. Il primo in assoluto è stato,
invece, quello su punizione nel 4-1 all'Arezzo, in Coppa Italia,
del 22 agosto 1984.
258 - Tante sono le presenze ufficiali con la maglia del Napoli:
188 in serie A, 45 in Coppa Italia e 25 tra Coppa Uefa, Coppa dei
Campioni e SuperCoppa Italiana. E' il decimo azzurro di sempre.
231 partite intere, 16 volte è stato sostituito da un compagno
e 9 volte è subentrato dalla panchina a partita iniziata.
22594 - I minuti in campo con la maglia del Napoli. Maradona è
stato espulso in due occasioni: dal romano Ciulli il 18 novembre
1984, in Ascoli-Napoli 1-1, e dal maceratese Mattei il 24 novembre
1985, in Napoli-Udinese 1-1.
- L'esordio ufficiale in maglia azzurra risale al 22 agosto del
1984: al San Paolo, in Coppa Italia, il 4-1 all'Arezzo con, al 20',
una punizione-gol a sbloccare il risultato.
- L'esordio in A il 16 settembre in Verona-Napoli 3-1. Il primo
gol il 23 settembre, su rigore, contro la Samp (1-1). La sua prima
rete su azione il 7 ottobre al Como (3-0).
- La sua ultima partita in maglia azzurra il 24 marzo '91: il Napoli
perse 4-1 a Marassi dalla Samp con un rigore di Diego. Contro i
blucerchiati, e sempre su rigore, dunque, la prima e l'ultima delle
sue 81 reti in campionato.
Un breve riassunto della sua vita
30/10/1960: Diego Armando Maradona nasce a Lanús, nella periferia
di Buenos Aires. E' il quinto degli otto figli di Diego Maradona
e Dalma Salvadora Franco.
5/12/1970: Inizia a giocare nelle Cebollitas, la squadra giovanile
dell'Argentinos Juniors.
20/10/1976: Gioca la prima partita nella Serie A argentina con la
maglia dell’Argentinos Juniors contro il Talleres de Córdoba,
dieci giorni prima del suo sedicesimo compleanno, entrando all'inizio
del secondo tempo con la maglietta numero 16 al posto di Giacobetti.
14/11/1976: Segna il suo primo gol, contro Lucangioli, portiere
del San Lorenzo di Mar del Plata.
27/02/1977: Debutta con la maglia della nazionale argentina contro
l'Ungheria.
Maggio 1978: L'allenatore della nazionale Cesar Menotti non lo convoca
per il mondiale del 1978 ritenendolo troppo giovane.
2/6/1979: Segna il suo primo gol in nazionale, a Glasgow contro
la Scozia.
7/9/1979: Guida l'Argentina alla vittoria della Coppa del Mondo
giovanile in Giappone segnando anche un gol su calcio di punizione
nella finale vinta 3-1 contro l'Unione Sovietica.
19/2/1981: Si trasferisce al Boca Juniors.
22/2/1981: Debutta nel Boca vincendo 4-1 contro il Talleres de Córdoba
e segnando due reti.
16/8/1981: Vince il campionato con il Boca Juniors.
4/6/1982: Firma per il Barcellona.
24/9/1983: Subisce l'infortunio piú grave della sua carriera
quando Andoni Goicoechea, difensore dell'Athletic Bilbao, gli frattura
la caviglia sinistra e gli rompe il legamento.
30/6/1984: Firma per il Napoli.
5/7/1984: Presentazione ai tifosi del Napoli in una festa indimenticabile.
22-29/6/1986: Segna prima il celebre gol con la “Mano di Dio” e
poi realizza un gol meraviglioso nella vittoria per 2-1 contro l'Inghilterra
nei quarti del mondiale. Guida praticamente da solo l'Argentina
fino al trionfo contro la Germania Ovest per 3-2 nella finale.
10/5/1987: Guida il Napoli alla vittoria del primo scudetto.
17/5/1989: Vince la Coppa UEFA col Napoli, che ottiene la prima
vittoria in una competizione europea.
Agosto-Settembre 1989:Trascorre due mesi in Argentina, tornando
in Italia solo dopo l'inizio del campionato.
29/4/1990: Vince il secondo scudetto col Napoli.
8/7/1990: Porta l'Argentina alla finale del mondiale a Roma, partita
persa per 1-0 con la Germania Ovest a causa di un calcio di rigore
molto dubbio.
17/3/1991: Viene trovato positivo a un controllo antidoping e viene
squalificato per 15 mesi dai campi di calcio.
1992: Rifiuta di tornare al Napoli dopo la squalifica e chiede un
trasferimento. Viene ingaggiato dal Siviglia.
4/10/1992: Debutta con la maglia del Siviglia, perdendo 2-1 contro
l'Athletic Bilbao.
10/10/1993: Lascia il Siviglia per il Newell’s Old Boys in Argentina.
Perde la prima partita per 3-1 contro l'Independiente.
31/10/1993: Ritorna a giocare in nazionale a Sydney contro l'Australia
per gli spareggi di qualificazione al mondiale USA 1994. Pareggia
1-1 e il gol argentino è propiziato da una grande giocata
di Diego.
17/11/1993: L'Argentina con Maradona come capitano batte 1-0 l'Australia
e si qualifica per il mondiale.
2/12/1993: Gioca la sua ultima partita con il Newell's contro l'Huracán.
Giugno 1994: Gioca due partite con la nazionale argentina nel mondiale
americano segnando anche un gran gol contro la Grecia, prima di
essere squalificato per uso di efedrina, sostanza non consentita
dalla FIFA.
3/10/1994: Prima esperienza da allenatore: viene ingaggiato dal
Deportivo Mandiyú di Corrientes. Due mesi dopo rinuncerá
all'incarico.
6/5/1995: Seconda esperienza da allenatore: viene ingaggiato dal
Racing. Quattro mesi dopo dará le dimissioni.
7/10/1995: Ritorna a giocare nel Boca Juniors nella partita Boca-Colón
1-0. I tifosi del Boca gli preparano un'accoglienza indimenticabile
nello stadio della "Bombonera".
1996: Continua a giocare per il Boca Juniors.
24/8/1997: Ritorna in gran forma a giocare per il Boca Juniors,
segnando nella partita vinta 4-2 contro l'Argentinos Juniors. Viene
di nuovo trovato positivo, nonostante ci siano dei sospetti su un
possibile complotto.
25/10/1997: Gioca la sua ultima partita col Boca, vincendo 1-2 in
casa del River Plate.
30/10/1997: Decide di ritirarsi dal calcio proprio il 30 ottobre,
giorno del suo 37esimo compleanno.
1998: Non gioca la coppa del mondo, ma va in Francia per commentare
le partite per una televisione argentina.
Novembre 1998: Torna per la prima volta in Italia dopo oltre sette
anni.
Premi ottenuti da Maradona nella sua carriera
* 1978: Capocannoniere del Campionato Metropolitano.
* 1979: Capocannoniere del Campionato Metropolitano.
* 1979: Capocannoniere del Campionato Nazionale.
* 1979: Campione del Mondo juniores con la nazionale argentina.
* 1979: "Olimpia de Oro" al Miglior calciatore argentino
dell'anno.
* 1979: Scelto dalla FIFA come Miglior Calciatore dell'anno in Sudamerica.
* 1979: Ottiene il Pallone d'Oro come Miglior Calciatore del momento.
* 1980: Capocannoniere del Campionato Metropolitano.
* 1980: Capocannoniere del Campionato Nazionale.
* 1980: Scelto dalla FIFA come Miglior Calciatore dell'anno in Sudamerica.
* 1981: Capocannoniere del Campionato Nazionale.
* 1981: Riceve il Trofeo Gandulla come Miglior Calciatore dell'anno.
* 1981: Campione di Argentina con il Boca Juniors.
* 1983: Vince la Coppa del Re con il Barcellona.
* 1985: Viene nominato ambasciatore dell'UNICEF.
* 1986: Campione del Mondo con la nazionale argentina.
* 1986: Vince il secondo "Olimpia de Oro" al miglior calciatore
argentino dell'anno.
* 1986: E' dichiarato "Cittadino Illustre" della Città
di Buenos Aires.
* 1986: Ottiene la Scarpa d'Oro consegnata dalla Adidas al miglior
calciatore dell'anno.
* 1986: Ottiene la Penna d'Oro come miglior calciatore in Europa.
* 1987: Campione d'Italia con il Napoli.
* 1987: Vince la Coppa Italia con il Napoli.
* 1988: Capocannoniere della Serie A con il Napoli.
* 1989: Vince la Coppa UEFA con il Napoli.
* 1990: Campione d'Italia con il Napoli.
* 1990: Ottiene il Premio Konex di Brillante per la sua abilità
sportiva.
* 1990: Secondo posto nella Coppa del Mondo.
* 1990: Nominato Ambasciatore dello Sport dal Presidente dell'Argentina.
* 1990: Vince la Supercoppa Italiana con il Napoli.
* 1993: Premiato come Miglior Calciatore Argentino di tutti i tempi.
* 1993: Vince la Coppa Artemio Franchi con la nazionale argentina.
* 1995: Ottiene il Pallone d'Oro alla carriera.
* 1995: Premiato come "Maestro Ispiratore di Sogni" dall'Università
di Oxford.
* 1999: "Olimpia de Platino" al Miglior Calciatore del
secolo.
* 1999: Riceve dalla AFA il premio come miglior sportivo del secolo
in Argentina.
* 1999: Il suo slalom del 1986 contro l'Inghilterra è scelto
come miglior gol della storia del calcio.
* 2000: Viene eletto "Calciatore del Secolo" dalla FIFA,
durante una serata di gala a Roma.
I numeri del numero 10
-
Argentinos Juniors (76/80). 166 partite (116 gol).
- Boca Juniors (81, 95/97). 71 partite (35 gol).
- Barcellona (82/83). 58 partite (38 gol).
- Napoli (84/91). 258 partite (115 gol).
- Siviglia (92/93). 29 partite (7 gol).
- Newell's Old Boys (93). 5 partite.
- Nazionale Giovanile (77/79). 23 partite (11 gol).
- Nazionale Maggiore (77/94). 91 partite (34 gol).
Titoli vinti: 10
-
Campionato del Mondo giovanile 1979 (Argentina)
- Campionato Metropolitano 1981 (Boca Juniors)
- Copa del Rey 1983 (Barcellona)
- Coppa del Mondo 1986 (Argentina)
- Scudetto 1986/87 (Napoli)
- Coppa Italia 1987 (Napoli)
- Coppa UEFA 1989 (Napoli)
- Scudetto 1989/90 (Napoli)
- Supercoppa Italiana 1990 (Napoli)
- Coppa Artemio Franchi 1993 (Argentina)
fonte: sscnapoli.it
Record e Dati Statistici
70
giocatori del Napoli utilizzati nelle varie Nazionali
In questo servizio sono riassunte le prestazioni dei calciatori
militanti nel Napoli che, dal 15 maggio 1910, hanno fatto parte
di squadre ufficiali nella Nazionale A e delle altre rappresentative
azzurre. Oltre alla Nazionale A, vengono conteggiate le presenze
nella Nazionale B (denominata “Under 23” dal 1967-68 al 1976-77,
“Sperimentale” ed “Olimpica” dal 1982-83 fino al 1989-90 e poi nuovamente
“Under 23” dalla stagione 1992-93). Per quanto riguarda le “Giovanili”
si intendono la “Under 21” dalla stagione 1968-69 e l' “Olimpica”
dalla stagione 1990-91. Non sono state considerate le presenze nelle
amichevoli non ufficiali contro club o nazionali straniere, o in
squadre rappresentative o nella nazionale Juniores.
I ventitrè giocatori del Napoli impiegati nella Nazionale
A sono: Amadei, Bellugi, Bianchi, Bugatti, Carnevale, Casari, Colombari,
Crippa, De Napoli, Esposito, Ferraris II, Francini, Fusi, Giordano,
Juliano, Mihalic, Nardin, OrlandiniSallustro, Savoldi, Vincenzi,
Zoff e Zola
Ecco i settanta giocatori del Napoli che hanno vestito la maglia
azzurra nelle varie categorie:
ALTOMARE
LUCA (centrocampista) 4 presenze nelle Giovanili (Anni 90)
AMEDEO AMADEI (attaccante) 6 presenze in A e 1 nelle Giovanili (Anni
50)
BAGNI SALVATORE (centrocampista) 28 presenze in A e 5 in B (Anni
80)
BARONI MARCO (stopper) 4 presenze nelle Giovanili (Anni 80)
BELLUCCI CLAUDIO (attaccante) 2 presenze nelle Giovanili (Anni 90)
BELLUGI MAURO (difensore) 1 presenza in A (Anni 70)
BENEDETTI PAOLO (mediano) 2 presenze nelle Giovanili (Anni 80)
BERTUCCO GINO (interno) 1 presenza nelle Giovanili (Anni 50)
BIANCHI OTTAVIO (mediano) 2 presenze in A (Anni 60)
BOCCHETTI ANTONIO (difensore) 1 presenza nelle Giovanili (anni 2000)
BRACA PAOLO (ala) 1 presenza nelle Giovanili (Anni 60)
BUGATTI OTTAVIO (portiere) 5 presenze in A e 1 in B (Anni 50)
BUSCAGLIA CARLO (centrosostegno) 1 presenza in B (Anni 30)
CANNAVARO FABIO (difensore) 13 presenze nelle Giovanili (Anni 90)
CARANNANTE ANTONIO (terzino) 6 presenze nelle Giovanili (Anni 80)
CARNEVALE ANDREA (punta) 10 presenze in A e 16 in B (Anni 80)
CASARI GIUSEPPE (portiere) 4 presenze in A (Anni 40)
CASCIONE ARMANDO (libero) 1 presenza nelle Giovanili (Anni 80)
CASTELLI GIULIO (mediano) 2 presenze nelle Giovanili (Anni 50)
CAVANNA GIUSEPPE (portiere) 6 presenze in B (Anni 30)
CELESTINI COSTANZO (centrocampista) 2 presenze nelle Giovanili (Anni
80)
CICCARELLI GIOVANNI (interno) 2 presenze in B (Anni 50)
COLOMBARI ENRICO (centrosostegno) 3 presenze in A e 4 in B (Anni
30)
COMASCHI LUCIANO (terzino) 5 presenze nelle Giovanili (Anni 50)
CRIPPA MASSIMO (centrocampista) 12 presenze in A e 5 in B (Anni
80)
DAINO DANIELE (centrocampista) 3 presenze nelle Giovanili (Anni
90)
DAMIANI GIUSEPPE (ala) 1 presenza in B (Anni 60)
DE NAPOLI NANDO (centrocampista) 49 presenze in A e 2 nelle Giovanili
( Anni 80)
DI GIACOMO BENIAMINO (attaccante) 2 presenze nelle Giovanili (Anni
50)
ESPOSITO SALVATORE (centrocampista) 1 presenza in A (Anni 70)
FERRARIO MORENO (difensore) 16 presenze nelle Giovanili (Anni 70)
FERRARIS PIETRO II (ala) 1 presenza in A e 2 in B (Anni 30)
FILARDI MASSIMO (centrocampista) 4 presenze nelle Giovanili (Anni
80)
FLORO FLORES ANTONIO (attaccante) 1 presenza nelle Giovanili (Anni
2000)
FORMENTIN SILVIO (interno) 1 presenza nelle Giovanili (Anni 50)
FRANCINI GIOVANNI (terzino) 4 presenze in A (Anni 80)
FUSI LUCA (mediano) 3 presenze in A (Anni 80)
GIORDANO BRUNO (attaccante) 1 presenza in A (Anni 70)
GORETTI ROBERTO (centrocampista) 1 presenza nelle Giovanili (Anni
90)
INNOCENTI PAOLO (terzino) 4 presenze in B (Anni 30)
JULIANO ANTONIO (centrocampista) 18 presenze in A e 1 in B (Anni
60)
LONGO RAFFAELE (centrocampista) 2 presenze in B e 5 nelle Giovanili
(Anni 90) Il C.T. Vittorio Pozzo
MARINO RAIMONDO (terzino) 2 presenze nelle Giovanili (Anni 80)
MIHALIC MARCELLO (interno) 1 presenza in A e 2 in B (Anni 30)
MONTEFUSCO VINCENZO (mediano) 1 presenza in B (Anni 60)
MONTICOLO LUCIANO (terzino) 1 presenza in B (Anni 60)
MORA NICOLA (centrocampista) 1 presenza nelle Giovanili (Anni 2000)
MUSELLA GAETANO (attaccante) 8 presenze nelle Giovanili (Anni 60)
NARDIN STELIO (terzino) 1 presenza in A e 1 in B (Anni 60)
ORLANDINI ANDREA (mediano) 3 presenze il A (Anni 70)
PECCHIA FABIO (centrocampista) 14 presenze nelle Giovanili (Anni
90)
PELLEGRINI CLAUDIO (ala) 2 presenze in B e 2 nelle Giovanili (Anni
80)
PESAOLA BRUNO (attaccante) 1 presenza in A e 6 in B (Anni 50)
PIN LIVIO (centrocampista) 2 presenze in B ( Anni 70)
POSIO CELSO (mediano) 1 presenza in A, 2 in B e 1 nelle Giovanili
(Anni 50)
RENICA ALESSANDRO (difensore) 8 presenze nelle Giovanili (Anni 80)
RESTELLI MAURIZIO (mediano) 2 presenze nelle Giovanili (Anni 70)
ROMANO FRANCESCO (centrocampista) 10 presenze in B ( Anni 80)
SALLUSTRO ATTILA (centravanti) 2 presenze in A e 2 in B (Anni 30)
SALVI EGIDIO (ala) 1 presenza in B (Anni 60)
SAVOLDI GIUSEPPE (attaccante) 3 presenze in A (Anni 70)
TESSER ATTILIO (terzino) 5 presenze nelle Giovanili (Anni 70)
TROISE EMANUELE (centrocampista) 9 presenze nelle Giovanili (Anni
2000)
VAVASSORI GIOVANNI (stopper) 9 presenze in B e 5 nelle Giovanili
(Anni 70)
VENDITTO GIOVANNI (ala) 1 presenza in B (Anni 30)
VINCENZI GIOVANNI (terzino) 1 presenza in A e 3 in B (Anni 30)
VITALI GIANCARLO (ala) 1 presenza in B e 1 nelle Giovanili (Anni
50)
VOJAK ANTONIO (interno) 1 presenza in A e 4 in B (Anni 30)
ZOFF DINO (portiere) 19 presenze in A (Anni 60)
ZOLA GIANFRANCO (interno) 3 presenze in A (Anni 90)
fonte : http://www.riccardocassero.it/
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